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sotto canonica, ignobile veto


Diario


12 novembre 2010

Dancin on my sofà.

Odio il fondamentalismo meridionale, l'esasperazione del campanile di casa propria e i muri di vicinato.
Le persone che leggono due libri sul regno delle due Sicilie e credono che il problema sia l'unità d' Italia.
Rimango affranto nel sentire con sana convinzione sberleffi su chi meridionale non è.
Razzisti anche noi.
Non tollero l'ospitalità genuflessa con i turisti dell'occidente, da maestri della cordialità a chilogrammi.
Non tollero l'intolleranza rigida con i vagabondi dei sud del mondo, da maestri dell'ostilità a kilometraggio.
Amo il Mediterraneo e la profondità dei suoi colori umani, la gente che non ha mai letto un libro o quella che ne ha letto tantissimi.
Entrambi hanno scelto di vivere qui, sognando di non farlo.
Metto in discussione il lavoro per la vita, sollecito la lentezza e la beatitudine di una stanchezza falsa, ridicola e bellissima che ci farà morire vecchi e contenti senza aver combinato un cazzo.
Il groppo in gola è un ricatto del dio denaro.
Non preoccupatevi di trovare giustificazioni semantiche e strategie linguistiche per sopprimerlo.
“A ndrangheta, manca u lavuru, u sud, l'unità di Italia”
Siti na massa i Sumeri.
I Sumeridionali.
Gridatelo. Gridatela forte la verità. Se no quel groppone vi ingrosserà sempre di più.
Con orgoglio, invece di santificare i Briganti e stu cazzu i sud, urlatelo ca a nui, ndi piaci nommu facimu nu cazzu!
Che noi siamo una società con valori diversi rispetto all'occidente.
Rimettere in discussione stu cazzu i lavuru come entità biologica periferica della nostra vita, ora che il mondo va a rotoli, è la soluzione.
Voglio non fare un cazzo, vivermelo e sentirmi stanchissimo a fine giornata. Distrutto da tutta quella bellissima fatica di pensiero, di sogno, di amicizia, di musica e natura.
“a si, e comu campi?”
“pecchì finu a mo non eri disoccupatu?”



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26 giugno 2010

Prima Donna

A Londra parlavo poco ed eravamo usciti dagli Europei di calcio.
Parlavo poco perché non conoscevo l’inglese benissimo e il loro individualismo esasperato non mi aiutava di certo.
Parlavo giusto da ubriaco. Con altri ubriachi.
Ero spesso solo.
All’alba di ogni week end, tornavo in treno fino a Purley, sud est di Londra.
Camminavo per circa 2 km poi, sceso alla stazione. Godevo dell’alba di un posto sconosciuto, sorpreso da volpi e impaurito da anime girovaganti, sorridevo tentando di ispirare fiducia alle donne già fuori di casa per andare chissà dove.
Sono giorni in cui mi sento così. E siamo usciti dai mondiali.
Una singola.
Una casa vuota.
L’attesa di rivedere la donna che amavo.
L’attesa convinta che dopo Londra ci fosse il futuro, tutto rosa e fiori.
Cazzi.

Così non mi sorprendo più con niente e nessuno.
Rincorro l’inutilità della puntualità.
Osservo mura dipinte di rosso che vorrebbero dare toni accoglienti a un ambiente solitario.
Continuo a bere le mie birre, come a Londra, mentre l’appuntamento con la vita ormai è vicinissimo e il tentativo di rimandarlo inganna anche la semplice idea di morire giovani.
Ci siamo.
Sono adulto.
Ho bisogno di certezze.
La bellezza è finita.
La musica è somma di note.
Il mare è sempre la.
Gli amici ormai sono quelli.
E’ tutto finito, proprio mentre accolgo la sua venuta.
E’ tutto finito, proprio mentre decido di mettere la testa a posto.
Ho deciso.
Vado a convivere e a lavorare.
Basta università, basta famiglia, basta tutto.
Proprio mentre mi convinco.
Proprio mentre lancio la monetina della scelta in aria, sapendo già in cuor mio quello che vorrò.
Proprio in quel momento.
Capisco.
Capisco che non sono scelte che dipendono solo da me.
La vita da single, che è un po la vita da solo, ti abitua a credere di poter decidere in solitario le tue scelte.
Anche in amore.
“Ho così tante donne che quando vorrò mettermi la testa a posto sceglierò la più equilibrata, la buona ragazza di famiglia umile”
Ed ecco che ti scontri con la follia della normalità.
Ed ecco che dici…
Cazzi.

L’unico lavoro che mi offrono è retribuito gratuitamente.
L’unica donna che vorrei amare è salda a render complessa la semplicità.
L’unico posto in cui vorrei vivere è considerato il territorio più depresso d’europa.
Corteggio l’estate.
La cosa che odio di più.
Corteggio l’estate perché ho della brace da raccogliere dopo i falò invernali.
Non per nostalgia.
Non per assuefazione.
Non per ricordo.
Perché l’amore è come il talento.
Si nasce talentuosi e si nasce innamorati.
Si può migliorare nel corso degli anni, ci si può specializzare, inventare, formare, bla bla bla…..
ma nessuno potrà mai insegnarti cos’è una passione.
e nenti cazzi.




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25 giugno 2010

Zig Zag

Quando una donna non piace a nessuna delle persone che ti circondano, vuol dire che è quella giusta.




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24 giugno 2010

Perché di ogni storia ricordi solo la sua conclusione

La novità.
La verità fa male.
Ora la scrivo.
Sono oppresso dalla quantità.  
Mi ha così tanto dilatato ciò che è essenziale che non riesco più a individuarlo.
Sono nel turbine di un uragano numerico fatto di file, nomi, donne, contatti, numeri, tasse, attimi.
Eppure sto fermo con le mani dietro la schiena a farmi trascinare da esso.
Non parlo neppure. Non so più dire no.
Parlare è sinonimo di rimandare.
Cercare è sinonimo di smarrirsi.
Fermarsi è sinonimo di errore.
Ascoltare è sinonimo di anticipare.
L’amore non lo inganni.
Angolazioni diverse, per carità, ma la giostra che ci vede di fronte  non è impazzita, siamo noi che non riusciamo neanche a controllare la banalità di un giro.
Non riusciamo a fissarci se non ci fermiamo.
Non riusciamo a sorridere se non ci cerchiamo.
Non riusciamo ad amarci se non ci parliamo.
Non riusciamo a viverci se non ci ascoltiamo.
Non so cos’è un emozione.
Ma so cosa non è.
Un emozione non è l’idea di un emozione.
Lo so.
Ti tradirò.
A meno chè il desiderio non ci migliorerà.

FInchèLOroMENtirannoAmore

Buonanotte






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4 giugno 2010

the model. the robots.

Tu lo sai che facevano i Kraftwerk?

I kraftwerk si erano travestiti da Dio.
Decidevano l’umore del pubblico.
Così se volevano una rissa aumentavo al massimo i synth, suonavano spediti e psicadelici e tac! RISSA!!!!
Così se volevano che scattasse l’amore tra qualcuno della folla entravano lentamente nelle dinamiche dell’anima con le proprie tastiere e tac! AMORE!!

I kraftwerk erano un sistema da combattere. Maledetti.

Non capisco più se sono sereno per eventi esterni o per una questione soggettiva.
Come non capisco se sono nervoso per eventi esterni o per questioni soggettive.
Mi si è invertito l’ordine emotivo. Non ho più un ordine emotivo.
Continuo timidamente a pensare che ogni donna abbia la sua soggettività nonostante le mie percezioni riducano drasticamente le differenze.
Mi inganno.

Non trovo senso nel lavoro che non ho, non trovo senso nell’amore che non ho, eppure lavoro e credo di avere un amore, eppure sono disoccupato e non amo nulla.

Ho dei dubbi su me stesso.

1 Eins 2 Zwei 3 Drei 4 Vier
Pa pa ra pa pa ra pa pa pa…

Kraftwerk, Datemi un’amore, datemi un lavoro!
http://www.youtube.com/watch?v=d_MFJwDThPg




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7 maggio 2010

colnomegiusto

FInchèLOroMENtirannoAmore




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17 aprile 2010

fake empire

Evadere dal presente. Sappiamo fare solo questo.
Tra la finestra del futuro e il portone del passato.
Viviamo sempre sulle soglie mentre continuiamo ad essere suoi ospiti.
Viviamo d’attese che svelano il sabato migliore della domenica.
Sono affranto dal crollo a ribasso delle emozioni.
Sono affranto dall’estinzione della creatività descrittiva.
Mi tormenta la fabbricazione emozionale che adopero per adattarmi ad altrettante irreali sensazioni che vivo solo per mettere in pace la mia coscienza da romanticone (del cazzo).
Soggezioni snervate legate allo scoppio della tensione.
Le stranezze moderne.
L’ansia del tempo che scorre si fa possente e inquietante sul mio corpo quando mi rendo conto di aver guadagnato del tempo e non saperne che fare.
Leggere, studiare, ascoltare musica, chiacchierare, passeggiare mi fa sentire vittima di uno strano complotto, divenuto lampante ora che, per ragioni al di sopra della mia volontà, ho spento il telefono da giorni.
È come se gli sguardi-pretori dicessero “ma chi cazzu faci chigliu”, “ma è pacciu”, “passìa”,“non  faci nenti”!!!
Li sento queste freccette lanciate dalle cavità orbitarie mentre colpiscono la mia ombra ghignando.
Ma mi sto abituando. Mi sto abituando a vivere con le ombre, invece di stordirmi di luce per poi tremare all’idea del buio che mi attende dietro l’angolo.
Non basta essere se stessi. Devi essere te stesso e altri cinque o sei.
Io, che ancora non ho capito realmente chi sono, non potrò mai piegarmi alla vostra fretta di scoprirmi.
Mentre gli atomi con l’auricolare mi passano accanto, continuo a provare una forte nostalgia per le cabine telefoniche arancioni.




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10 aprile 2010

Joca lisciu, ca briscula nte mani!

Mi dispiace che una grande azienda si prenda gioco di te.
Mi rattrista il tuo esultare alla chiusura del contratto di vendita del frigo Pippo con la zia compassionevole di tuo cugino.
Non lo meriti.
“Hai studiato!”
Ma non perché tu abbia una preparazione non devi vendere frigoriferi.
Il punto è che perché hai studiato dovresti aver capito che non è il caso di farlo.
Ok, capisco che il tuo datore di lavoro ha metà dei tuoi titoli di studio.
Si, lo capisco che devi comunque spedire avanti il tuo portafoglio e la biologia non ha così tante chance quanto il campo dei congelatori in questo paese…
Giuro che ti capisco!
Dico solo che l’osservazione sul mondo non deve dettarcela il portafoglio perché tanto i ghiacciai si sciolgono e non basteranno tutti i frigoriferi del mondo.
L’hai capito o no che siamo diventati un po’ noi dei congelatori? Che stiamo vendendo noi stessi!
Ti sembra un caso che si accenda la luce appena qualcuno ci presta attenzione?
Cioè, ma che cazzo possiamo passare l’unica vita che abbiamo dentro un frigorifero a proporre noi stessi con l’obiettivo di comprarci un frigorifero più grande?
Ti dico solo che dovremmo sbrinarci un pochino amico mio, scalfire gli angoli del ghiaccio cosi rigidi e ricominciare a vedere quale è la vera struttura di noi stessi, di questo Pippo.

Siamo fatti dalle nostre scelte e forse, a volte, è meglio non scegliere, Pippo!




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24 febbraio 2010

dammi sei parole

Se trovi la bellezza, non trasmetterla.

Custodiscila, con sano egoismo, falla tua, ma non diffonderla mai.

Solo la passione può spogliarla.

Una volta nuda, l'amore gelerà i sensi.

 




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17 febbraio 2010

Che cosa vuoi che scriva?

Non scrivo mai di pomeriggio.
Oggi sono disgiunto e ben distribuito.
In camera ho il mio presente: fatto di Brunori Sas, amori estemporanei, birra, soldi sufficienti per sopravvivere grazie all’arrangiarsi di mille lavori, una clio del 96, mal di testa.
In cucina c’è il futuro: fatto di Sanremo, amori temporanei ,vino,  soldi da risparmiare grazie al posto da ragioniere, una punto nuova, mal di testa.
Desidero Brunori Sas a Sanremo, un amore, del cognac chiaro, la disoccupazione,  una panda del 2004 e il mal di testa.
MI trasferisco in corridoio.




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6 febbraio 2010

Armenian Song

E’ il mondo che è sfuggente.

Sono le relazioni che ci sottraggono ad esse stesse.

Tutto è fatto da non luoghi, da mondi di passaggio estemporaneo.

Sedimento dettagli di sogni nella realtà di una vita virtuale.

Custodisco frammenti di imbarazzo da coinvolgimento ansioso e in attesa di alterazioni che non arrivano.

Mi piace immergermi nella profondità dell’ anima tramite l’impressione dell’apparenza.

Sono convinto che le impressioni coincidano con l’essenza delle persone.

Ingannano solo i maledetti normali.

Riuscire a coglierle aiuta a capire l’energia degli altri e schiva le parole superflue che si avvicendano tra l’inizio della conoscenza e la scoperta di essa.

L’emozione da prima volta e l’identificazione dell’anima corrispondono e coincidono nei tempi, ma l’uomo non lo ritiene possibile e così inventa i suoi difetti, per il tempo che resta, assegnando alla semplicità delle cose la complessità  della parola “vita”.

Ho vissuto appassionatamente la desolazione di una strada in cui si parcheggiano due anime solitarie per scambiarsi un pò di immaginazione.




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30 gennaio 2010

la cattiva strada

Sto scoprendo la difficoltà di trovare le parole giuste.

Mi innervosisce non riuscire ad illustrare un pensiero a pieno, con le parole adatte ad aderire al sentimento che li muove.

Non so se sia incapacità dialettica.
Non so se sia indeterminazione dei pensieri.

Ho difficoltà ad ascoltare le persone.
Sembra tutto profondamente banale.
Ogni passaggio verbale è inutile ed è creato per un fine, altrettanto, inutile.

Ho la presunzione di congetturare le motivazioni che spingono le scelte di chiunque.

So già cosa cazzo faranno e perché.
So già cosa cazzo farò, ma non so perché.

La mia maschera è silenziosa, poco produttiva di ipocrisie per la stanchezza che esse  contengono.

Raffrontata alle bautte di chi la circonda emerge assecondante e protetta da un appeal che non ha più.

Supponevo che potessero veicolare gli esseri umani nei loro comportamenti e fargli trovare le più belle parole: le emozioni.
Credevo a chi riusciva a notare dettagli speciali incrociati nel traffico fuori da noi: nella sensibilità.

C’è tutto un mondo che aspetta qualcosa da me.
Ci sono io che avrei bisogno di qualcosa dal mondo.
C’è un io che aspetta qualcosa da me.
C’è tutto un mondo che avrebbe bisogno di qualcosa dal mondo.

....Ho perso le emozioni e la sensibilità nella speculazione della gente e con loro le più belle parole...




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14 gennaio 2010

stoccamundi

U bìliari du cori u cuagghiu sciuttu

Mi mpercicu supa all’ossa e mi ndi futtu

Schiatta d’intra e non ngravari fora

Tantu nziamai i capisci l’usu da pizzicarola

Pensa ca na mbrogghia pulizzava ogni lordia

e ca u patreternu cancellava ogni apatia

E tu mucciata nte silenzi

Non sa mancu chiù a chi penzi

Ti nnachi avanti e arretu senza rigettu

E fazzu finta ca è megghiu i staju cittu

Non avi mulinari, palumbegli e barcuni

Nte stupidi versi i chista canzuni

Ma a genti si mbucca chigliu chi si duni

E a mia mi giranu a rota i cugghiuni

Pecchì mentri scrivu sti quattri cazzati

Trovandu nu sensi a sti jornati

Nghiuttimi hjarbu amaru e u chiamamu sorti

Senza i ndi rendimu cuntu i quantu simu storti


27 novembre 2009

sentendo, ti riprendo

C’è tutto un mondo che collega Brian Eno e Sasà Megna, gli Scialaruga e Caetano Veloso, i Transalento e Ravi Shankar, Peter Gabriel e i Reniliu, Yann Tiersen e i Totarella.
Troppo facile definirlo musicale, troppo azzardato definirlo musicale. È una tela senza ragno in cui i legami sono tra loro deboli ma hanno nella loro essenza del vissuto. La creatività e la sperimentazione costante nasce da qualcosa di tradizionale ma non abituale che li rende solidi.
È un patrimonio profondo, talvolta clandestino che riesce ad unire l’esperienza della vita al gioco della sua comprensione attraverso la tenerezza spensierata dell’ascolto. Sulla sensualità del passato si solca la malinconia dei tempi moderni in cui la necessità di un pezzo di dignità ce la donano gli ignoranti di sempre, gli emarginati dalla società, i pastori e i contadini della verità.
Ci sono delle sensibilità che solo questa tela riesce a tirar fuori. Sono sensibilità latenti che solo una nota che richiama qualcosa che è dentro riesce a far esplodere.
È una innata mestizia “Comptine d’un etre ete”
È un oscillazione reale “Incontri”
È una vibrazione crescente “Ex tradition”
È un singhiozzo innaturale “Cantare”
Sono impressioni e suggestioni che una tela senza ragno riesce a definire grazie a sensazioni che essa stessa fa nascere.
Così tremolo, ondeggio, ronzo tra l’incertezza, il dubbio, il momento prima di...
Godo della sospensione ansiosa e passionale di quei minuti come il momento in cui saprò che piangerò al treno quando ancora si fuggirà dal sud.
“Nel rumore sordo di un urlo. Un urlo mai fatto”

Questo è quanto: http://www.facebook.com/topic.php?topic=13183&uid=278352920316#/group.php?gid=278352920316


18 luglio 2009

L'urlo delle madri

Sono momenti di totale disinteresse da ciò che la società ritiene importante. Non me ne frega nulla dello scioglimento dei ghiacciai. Anzi, ben venga.

Inseguivo la bellezza spassionata stasera, senza immaginare che da lontano potesse essere, ancora una volta, lei.

Straordinariamente sensazionale in un mare di melma.
Da nodo alla gola prima ancora che girasse le sue spalle per riconoscerla.
Da proteggere dalle visioni approssimative, dai complimenti volgari.

Camminava veloce ed io acceleravo il passo, incurante dell’importanza del mio migliore amico che mi camminava accanto.
Sei stata un abbaglio, l’ennesimo che mi acceca ancora una volta solo con l’impulsività di un'immagine indefinita.
L’abbaglio che acceca ogni ragionamento e ogni cantiere comportamentale che provo a definire. Ogni ragione valida che sappia accoltellare i miei sensi in modo da renderli completamente innocui e piatti.
Un attimo.
Una folgorazione totale che annebbia tutto, che stimola di nuovo, pervasivamente, arrogantemente ogni senso, ogni sentimento, ogni istinto, ogni lacrima, ogni mancanza.

La bellezza di spalle è ricercare l’ignoto.
La bellezza di fronte è l’impotenza del raggiungimento.
Rimane la gioia della spalla destra che arretra e fa per girarsi.
Rimane quell’attimo e quella sua reazione ancora da realizzare.
È un attimo di assoluto vanificato dal resto distaccato della nullità del tempo che segue.

Giusto è chi opera secondo giustizia.

Giustizia è un principio etico che consiste nel riconoscere e rispettare i diritti di ogni singolo individuo, valutando correttamente i meriti e le colpe di ognuno.

Il cuore è l’organo più illegale che un uomo possa avere.

Il mio merita di sudare il suo ergastolo.




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29 giugno 2009

Mio fratello è figlio unico

Così riprendo questo blog, in un giorno importante.
Lo riprendo mentre riprendo uno dei miei pochi cd originali.
Ecco cosa ti regalerei per oggi.
Ti regalerei della musica. 50 minuti in cui ti ascolti.
Ti regalerei della buona musica, che torni a sottolineare, il valore di una cazza di nostra esistenza su questa terra…
Vivo, se sono vivo…è una costruzione dell’informazione?
Ti regalerei della musica… per perdonare le mie mancanze….
Credi che così vincerò l'America,i miei giorni non bastano mai,già questo sembra l'ultimo,accordo il sole mi,ma la luna cambia tonalità,parlo di magia i frammenti di nobiltà...vedi,non vedi...come va...?
Vedi… ti dovrei incontrare per scambiarti un cd pensato di notte, mentre sbronzo ti chiedi perché scrivi sempre per una stramaledetta persona e non caghi più quello che invece continui, silenziosamente, ad avere…
Ti regalerei della musica…che evada il suo tono metallico standard per colpirti nell’intimo di ciò che basta che venga stimolato per riprendersi…e non servono pugni, ma bastano carezze…e non servono parole, ma bastano silenzi…e non servo io, ma basti tu
..esiste una sconfitta, pari al venire corroso, che non ho scelto io, ma è dell’epoca in cui vivo…
Ti regalerei della musica perché noi due non ci siamo mai detti un cazzo sugli innamoramenti….li abbiamo aggirati per superarli verso l’amore e l’assoluto… io forse so il nome di una sola delle tue donne e tu lo stesso di me… di tutta quella fottuta forma non abbiamo mai neppure sfiorato l’estensione...
e che grandi nomi, quei due…
Lasciando alla mia infanzia ogni ingenuità sensibile, l'amore è uno stregone, un fuoco isterico magnifico: carezza di una mano che semplifica. Cosa sarà di noi?

Ti regalerei della musica, di quella che di notte interpretavamo per progetti mai interrotti dentro di noi… per dirti che la distanza che ci separa cambia spazio in base alla qualità del tempo che ci dedichiamo…per chiederti scusa
…mi spiace se ho peccato, mi spiace se ho sbagliato. Se non ci sono stato, se non sono tornato. Ma ancora proteggi la grazia del mio cuore, adesso e per quando tornerà il tempo... Il tempo per partire, il tempo di restare, il tempo di lasciare, il tempo di abbracciare.
Ti regalerei della musica per la combinazione giusta di un tempo estivo falso in uno spazio reale e di interazione sociale costante. Ti vorrei qui a novembre o a febbraio, quando si ndi iru tutti, cu si ndi iu pa pocu e cu si ndi iu pa sempri… Ti vorrei d’estate da un’altra parte... perchè la odio l’estate…
Ti regalerei della musica perché ho ancora un sogno… Ma cos’è che stai cercando, dimmi dove stiamo andando…L’hai capito che il tuo posto era qui? Qui dove tutto è inutile, si può stare dalla parte del giusto….Senza sapere di essere lì!
Ti regalerei della musica perché è ciò che tiene insieme il mio corpo alla mia anima. Perché amalgama i miei sentimenti alle mie disfunzioni. Perché sento in ogni canzone quello che kazzo voglio sentire io e se voglio considerare Bruno Lauzi, il migliore del mondo, posso farlo in quel fottuto momento… e scoprirai, che nulla e' cambiato, che sono restato l'illuso di sempre..E riderai, quel giorno riderai...
Ma soprattutto, ti regalerei della musica perché riesce dove nessuna medicina e nessun uomo riesce…. Ti regalerei della musica perché si possa prendere cura di te, ti possa proteggere quando non c’è un cazzo intorno, ti possa amare e tu possa percepire che davvero, in quel momento, l’atmosfera di armonia che respiri intorno ha solo bisogno di silenzio e di buio…
( http://www.youtube.com/watch?v=ldPf3yqq3-8 )
Ti regalerei della musica per la tua arte di non morire.
Ti regalerei della musica per la sua traduzione in arte del vivere.
Ti regalerei della musica perché…
Buon compleanno Nut.
Ti amo.




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13 giugno 2009

che poi è la rugine a far da padrona

C’era una pozzanghera.

Ogni tanto, per sbaglio, qualcuno ci finiva dentro.

Ne usciva malamente, ma sorridente per aver dissuaso per un momento il tempo.

Per essersi imposto, a causa di quell’imprevisto, su di lui.

Bisognava tornare a casa. Ricambiarsi, mettere a lavare scarpe e pantaloni sporchi.

C’era una pozzanghera.

Era dentro di me, tra il cuore e la carne..

Era posizionata nel punto più fugace.

Il cuore la lambiva ad ogni battito.

Si ritirava e la ritoccava. Si ritirava e la ritoccava. Si ritirava e la ritoccava.

Bagnandosi un po’ di più ad ogni battito.

La carne ne sentiva la sua freschezza solo quando una mano gli si poggiava addosso. Era come calcare un palloncino ad acqua. Una piacevole sensazione.

C’era una pozzanghera.

Era invasa da scarpe dimenticate.Erano lasciate li perché inzuppate di alterazioni e (dis)piaceri.

Era un’isola infelice. Un ritrovo di solitari convinti di non esserlo in cui ognuno dava una mano egoista all’altro per ritrovare se stesso.

Era una pozzanghera smarrita e prosciugata dalla sete dei più sporchi. Era fredda e distaccata. Inaridità e avviata verso l’estinzione.

C’era una pozzanghera

Vuota d’acqua e di sporcizia.

Totalmente asciutta da non essere più una pozzanghera. Talmente arida da essersi incollata alla carne e al cuore senza distinguerli.

Pezzi incastrati dentro buche da evitare.

C’era una pozzanghera

C’era una macchia.

C’era.




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6 giugno 2009

ciano

Non riesco ad escludere dalla spiaggia e dal mare la ferrovia.

È un bivio sulla storia.

Un uscire di casa con le sue preghiere sulla soglia mattutina fin troppo simile al busso di buon gioco crepuscolare.

Vendesi case mai finite a mezzogiorno, apparite sulla strada e sommerse nel verde bruciato.

La barba di due giorni attraversa disinvolta senza curarsi di macchine che giungono.
Ogni chilometro che passa è un regno che lasciano.

Incrociano lo sguardo al sorpasso.
Autoricambi, officine, gommisti, concessionarie, elettrauto, pneumatici, pompe di benzina, la 127 amaranto, Peppino Gagliardi.

L’aggiusto io.

E ruba oggi e ruba domani.

In  rigorosa plastica sbiadita, separati da una porta fanno nulla e si incontrano, senza scusa del caffè, al bar.  Tutto il resto è infondato .

La strada è il paese, il paese è la strada.

Api cars, fruttivendoli, bombole di gas, cartelloni, pesce, frutta secca.

Il sudore dell’orto.

Dio c’è Dio c’è Dio c’è: la Basilicata ha due corsie.

Ristoranti, Trattorie, Osterie, Taverne, Locande, Bettole.

La domenica ha casa.

Respiri gentilezza e la confondi con la ndrangheta.
Da questo capisco che non hai ancora capito un cazzo.

Tu la vivi quella statale.

Basta sporgerti dal balcone e lo senti quel profumo di caldo che sale dall’asfalto rosso.

La vivi dentro la tua camera quando il play di uno stereo nuovissimo e di ultima generazione suona l’antichità i cu è picciulu e poti aspettari jocandu alla palumbeja.

La vivi danzando e vedendo ancora passare il cuore di un maestro elementare su una panda gialla.

Non sei uno zero....1 0 6

 




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28 maggio 2009

La città del sole

Ci sono alcuni pezzi del puzzle che cerco di ricomporre che sono troppo simili tra loro. Non riesco a distinguere il verde, il rosso, l’azzurro.

Ogni pezzo ha la sua fottuta posizione.
Eppure sono troppo simili tra di loro per poterne carpire la collocazione.

La mia identità monouso viaggia nel cuore della composizione. Si cerca e si svende in quell’assemblaggio identico di brandelli da ricostruzione di un’immagine data.

Il mio sforzo mentale tradisce l’origine del segnale nativo.

Il mio cuore assegna un contratto a tempo indeterminato al mio istinto. Si deresponsabilizza.

Così mentre lui svolge il suo porco lavoro, arriva, alle spalle, la sensatezza che ti avvolge nella sua irruzione e ti indica il pezzo giusto da inserire nell’incastro corretto.

Ormai non ci credevo più. Ormai avevo tacciato il mio mondo di determinatezza.

Così la mia identità indossata e dismessa. Così il mio elaborare decostruito e cestinato.

Io non ho un corpo. Io sono un corpo. E quel sorriso ne fa parte. Non è un oggetto fuori da te.

Gli occhi ne fanno parte, le passioni tristi ne fanno parte, le tue labbra ne fanno parte.

“Individuo” è  una parola strana. Segnala il concetto di soggetto e, al tempo stesso, la capacità di questo di cogliere le cose.

Così io individuo, mentre tu, magnificamente cogli ciò che l’individuo non pondera.

Toccami ancora alle spalle e sorprendimi di sorrisi e collocazioni poco ortodosse.

Offrimi dell’acqua e abbraccia gli istanti che solo il ciglio di una strada può cogliere nel silenzio di un delizioso non farsi sentire.

Conserva il sapore della notte in bocca, mentre fai nascere un’alba.

Lasciamole cadere queste fottute stelle…

E oltre che mandarla iniziamo ad ascolarla anche questa cazza di musica.

Sono disarmato, fidati.







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4 maggio 2009

un incubo un pò di meno

Tradire è più facile.
Vinci il premio della critica nei tuoi modi esemplari di porti.

Il malloppo intanto lo prende qualcun altro.

Ti prego torna da dove sei venuta.

C’è un modo indegno e superficiale fatto di parole di non amore, di racconti di cose del quale non te ne frega un cazzo, ma al quale ti interessi per quieta sopportazione.

C’è un modo degno fatto di riposo e condiscendenza. Di parole che intendi solo perché intendi i silenzi tra un termine e l’altro. Un modo al quale ti interessi perché comprendi la sua nobiltà nel giustificare un pianto sensibile con un mal di denti.

Il primo è felicemente debole e irresistibile, inserito nel sistema logico di amore apparente.

Il secondo è  infelicemente solido e complicato, inserito nel sistemo illogico di amore reale.

Ma che begli occhi che hai. Chissà come mi vedi bene.

Cerca di farti bella, più bella di quello che sei.

Quante cose contano? E quante no?

E vorrei che mi vedessi.

La differenza principale tra una canzone bella e una brutta è che quella bella non la passano in radio.

Mentre tutti seguivano le indicazioni stradali, io seguivo il paesaggio.

Abbiamo imboccato la strada giusta, ma siamo rimasti a piedi, distanti e da soli.

Tu, dove abiti?



                 siamo rimasti a guardare un desiderio qualche volta noioso   




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1 maggio 2009

senza memoria

e non posso immaginare
quanto potrebbe pesare




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12 aprile 2009

come faccio con te???

Sarà soltanto un’altra scusa per potersi dire ciao come stai?

….è bella, quasi quanto te questa calabria.

Quasi quanto te non ha più niente da dare e quasi quanto te non voglio lasciarla…

Così è bello odiare chi virgoletta con le mani le parole, chi parla in dialetto in radio, chi sbaglia le parole.

È piacevole incontrati distratta e sentire i miei amici che invocano la rimozione.

È bello il vino, leggero leggero leggero

Sono molto belle le persone che mi circondano alla ricerca di qualcosa da me. È bello sentire invocare il tuo nome gratis.

Conservo desideri senza gloria e intanto poca luce nella stanza che risplende con molta poca intensità.

E quanto sono belle le bombole di gas ai lati della 106, il tuo trucco leggero leggero leggero, l’attesa di un messaggio, la noia di una serata dentro al tunnel del divertimento.

È bello il sovrappensiero con il quale loro affrontano il mondo, snocciolando salute dentro jack daniels, leccando l’ebbrezza dell’amicizia e di un saluto di spalle da una panchina per un’anima che è volata ad un metro dai miei occhi….

Così scrivo, per quando leggerai, per quando leggerete…ebbro, misconoscendo i 1300 giorni insieme in una forma, non dimenticando mai i 23 anni con loro, mentre auspico che brillino ancora quelle tre stelle…

Sono sconnesso, profondamente ubriaco, alla ricerca di qualcosa che mi riempia le mani….infida e stupida anche quella…

Potrei amarti per un’attimo…e sarebbe amore.

Potrei amarti per un po’ di tempo…e sarebbe amore..

Potrei amarti per una vita….e sarebbe una discesa in strada a camminare che finirebbe in un campo sportivo vuoto che ammirerei da una tribuna….

Quante cose belle che ti direi

sei la medicina contro tutti i miei dolori,

distratto,

ma però




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4 aprile 2009

il mio momento strano

Ti prego non bussare.

Non continuare a farmi fretta.

Lasciami nella dimensione più reale che ci possa essere.

Al riparo da tutto il mormorio fasullo che una chiave è pronta a riaprire.

Sto benissimo qui, dove ho appena tolto la maschera di fronte a questo specchio, proprio ora che nella confusione, i ragazzi cantano “c’è chi aspetta la pioggia per non piangere da solo”

….dovrei aprire completamente quel rubinetto, vedere l’acqua schizzare su quel lavello, vederla saltare su quel pavimento e con le mie mani raccoglierne la sua potenza e lanciarla in aria…

creare una gran confusione, sporcarmi, bagnarmi, scompigliarmi, inginocchiarmi sotto gli schizzi a sentire la freschezza di qualcosa di naturale simulando una pioggia.

Immaginando che sia almeno la tenerezza a coprire l’allontanarsi dei suoi passi distratti…

Immaginando di uscire e trovare uno sguardo che chiede di essere salvato.

And imagine that you're there with me.

Ma sono così codardo da limitarmi a centrare la tazza del cesso, con poca voglia di assolvermi e meno ancora di incarcerarmi.
Preferisco evitare lo specchio e notare la pulizia delle fessure della pavimentazione, riaprendo una porta che non avevo neanche chiuso.

Aspetto il rientro a casa, ricordando la successione degli eventi: gli occhi di compassione o quelli stronzi di felicità di chi sparge sorrisi del cazzo carichi di slealtà.

Li esorcizzo dietro una scrittura che non serve a un cazzo.

Così è inevitabile premere play su qualcosa che mi ha reso più riflessivo del solito ultimamente. Un'emozione da non cercare su youtube, perché i sapienti non l’hanno data a nessun maiale per fortuna.

Pa pa pa pa pa paaa….
“When I look up from my pillow
I dream you are there with me
Though you are far away
I know you'll always be near to me
I go to sleep, sleep
And imagine that you're there with me”

Vorrei evitarla. Vorrei che non mi penetrasse così brutalmente le ossa, che non scavasse la mia schiena. Vorrei ancora credere che non sia perfetta, che non sia la bellezza che si realizza per un caso casualmente intenzionale.

Ma sono succube di questa sensazione. Di questo trasporto e di una macchina, di una sigaretta, dell’arte, del sogno, di un mare davanti e del piacere del firmamento di un immagine che batte con impeto sensuale e riflessivo il tempo di una canzone.

Non può essere il bagno del locale e il lettore a portata di mano, il sesso, il viaggio, la macchina dopo avere accompagnato l’ultimo amico.
Non può essere adesso.

Non può essere pure questo amore...
e questo non è neanche un esorcismo.


siamo noi che continuiamo, amabilmente, ad agganciarci all'essenziale.
notte..
i go to sleep

rimani splendida...

 




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30 marzo 2009

Noi due

Lei ha una tuta blu ed un giubbino sporco come i suoi capelli castani. Le calze blu e le clarks verdi fosforescenti. Sembra una donna irritabile facilmente.

Lui ha dei pantaloni blu sporchi, un giubbino lungo di una qualche squadra di calcio, anch’esso blu. E’ stempiato, balbetta e sembra un buon uomo nelle sue umili dislessie da facili sorrisi.

Entrare in un posto dove tutti conoscono tutti, in un pavimento non loro, e per di più conciati così è sicuramente una scelta che comporta qualche rinuncia.

Chiedono umilmente spazio tra il rancore degli ubriachi, il localismo dei tifosi, il revisionismo dei fascisti, i guai dei disoccupati, l’autostima dei marmisti, i cazzi dei soli maschi presenti.

Nella loro bruttezza hanno gli occhi di tutti addosso.

Lui e lei sono semplici, bevono una birra senza dirsi nulla, ognuno rinchiuso nella propria follia, con gli occhi dei comuni addosso. Soli con se stessi non possono fare a meno delle braccia scomposte e rigide intorno al collo dell’altro.

Bevono la loro birra, tentano la fortuna a quella slot, non hanno problemi per le teorie dell’alcoltest "uno beve e l’altro no". Loro camminano.

Si scambiano baci di misura carichi di inesperienza.
Si avvicinano chiudendo gli occhi e mancandosi le labbra.
Li riaprono e sorridono imbarazzati.
Non si conoscono perché non riescono a raccontarsi.
Si capiscono per lo stesso motivo.

Sono meravigliosamente brutti ma di una contettezza di altri tempi.

Così, quando decidono di andare con la loro felicità nel buio, coi sorrisi di gusto di tutte le maschere appagate che li osservano irridendoli, salutano con educazione tutti i presenti.

L’amore sono loro due.
Distaccati, irregolari e stregati, che procedono al centro di un corso buio, su una strada meschina di gente, diretti ad un treno che li porterà dove continueranno meravigliosamente a non notare l’idiozia degli sguardi dei custodi della normalità.


Vivo in un posto dove tutto quello che accade

sembra accadere per caso
Una strada attraversa il paese
Il paese è quella strada
Nessuno ha scelto di vivere qui
Ma c'è qualcosa che ci trattiene
Perchè anche se non c'è amore
a volte
a volte c'è qualcos'altro




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21 marzo 2009

che imbroglio era...

La cuffia.
Accendo il trasmettitore, tocco PGM, imposto la curva su 1, che forse non è un numero a caso, dimentico di registrare.

Indice e medio sinistro tirano su i bottoncini bianchi.

Il mignolo abbassa leggermente quello rosso.

On air.

Pomeriggio dolce assolato terso.

Puoi arrivare ovunque.

In qualsiasi punto del mondo.

Rendere sinonimi le parole musica e filosofia.

Così un benvenuto a londra ed uno alla polonia, uno agli emirati arabi ed uno alla fine della salita.

Sono due piccole ore nel quale la bellezza non è sapere che stiano ascoltando le mie puttanate in un altro continente, ma non sapere se ti stiano ascoltando al piano di sotto…

Rimanere nella sospensione di quel dubbio che svelato ti renderà felice, ma che custodito sarà ancora più dolce….sarà uno squillo prima di dormire, un giorno in piazza, una richiesta d’amicizia, uno sguardo che ammicca o che tu intendi così…

E poi due euro in tasca, le mani che si sfiorano tra loro, due gioie lontane, i raggiri alla forma….
ma giuro,

tanti sorrisi veri e confusi come quelli dei bambini che pasticciano un foglio e poi chiedono ai grandi di cosa diavolo si tratti…

Ridò valore ad ogni momento che ti riascolto o ti rivedo

…ricordo ogni movimento e ogni parola che avevo dimenticato di dover celebrare

Sempre

Sempre

Sempre

 

 

“Chi volesse dubitare di tutto, non arriverebbe neanche a dubitare. Lo stesso giuoco del dubitare presuppone già la certezza.” Non è musica?
http://www.youtube.com/watch?v=8i0AOvJMpTk (non è filosofia?)





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14 marzo 2009

l'improvviso della luce

Tanta gente.

Chiedo spazio tra la folla per sentire ancora il profumo dell’aria.

Il fumo non è la verità come non lo è questo fottutissimo Southern, ma mi piace considerare realtà la bugia che preferisco.

Ho la consapevolezza di mentirmi, ogni istante.
Lo accetto.

La mia immagine deformata si riflette sull’acciaio dei rubinetti di un lavamano, mentre col cuore sporchissimo sciacquo le mani, e guardo fisso il blu che segnala il freddo.

Vivo al lato aspettando sempre il salto di qualità, sperando in una telefonata che cambi la giornata, auspicando che, forse, per stasera me ne fregherò di quel locale, di quella festa e di quell’idiota e troverò il coraggio per stare a casa, semplicemente per leggere un po’ e riascoltare la musica per il piacere di farlo senza far piacere a nessuno.

È la verità che rimane latente.

Così dormite pure a casa mia ragazzi….e parlami d’amore Paola….e fammi notare i dettagli Giovanni…e annullami le distanze Paolo… e gioca con me Serena…

E tu continua pure a guardarmi…e tu continua pure a bere…e tu continua pure a stare seduta in quell’angolo…e tu continua pure a provocarmi….e tu continua pure a non riconoscermi….e tu continua pure a sorridere….e tu continua pure ad evitarmi…

E voi che non noto, continuate pure a fare quello che stavate facendo…

Io continuo pure ad osservarvi saziando la mia bugia preferita.

Percorrendo strade sbagliate che ho imboccato seguendo segnali chiarissimi.

Aspettando la prossima uscita per il mare, darò consistenza al fatto che tu sei quello che mi viene in mente in tutta questa confusione.

Che sei quello che tutti i giorni riesco a non dimenticare.

Che la tua voce è tutto quello che mi basta di sapere.

Che sei la verità.




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28 febbraio 2009

su un iceberg



Mi metto la mia camicia da notte blu
vado direttamente a letto
tiro le soffici coperte
chiudo gli occhi
nascondo la testa sotto le coperte. 
Un piccolo elfo mi osserva
corre verso di me ma non si muove
dal posto. Proprio lui
un elfo che osserva. 
Apro gli occhi
tolgo via le croste
mi stiracchio e controllo (se non sono)
tornato ancora ed è tutto ok
eppure c’è qualcosa che manca
come tutti i muri




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17 febbraio 2009

...e scopri subito se hai vinto

Allungo le braccia che provano ingorde a lambire il tuo volto

Lo spazio che le separa da te è freddo e silenzioso

Non avverto neanche la minima espressione umana

Insaziabile il vuoto, muovo l’aria e accarezzo l’angoscia

Cadono le mie lacrime nei tuoi pensieri

Annegano nel mare lontano della tua ragione

senza forza di tornare a galla e aggrapparsi ai tuoi occhi

per salvare dal caos l’irraggiungibile

L’amore ha delle lacune camuffate nel bene

Si adegua all’universo per apparire autentico,          

si svela sbagliato per rimpiangersi sincero

e solo al giungere della notte, trova le domande che era meglio farsi prima

Così si rannicchia nella musica, tra il buon vino

e nelle chiacchiere stanche con gli amici più sinceri
auspicando speranze e illusioni per un domani che ripeterà ieri




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12 febbraio 2009

La prova del palloncino

Senza una destinazione e senza poter tornare indietro.

Senza scegliere la sua dimensione ne poter cambiare pelle.

Senza sgonfiarsi ne scoppiare.

Senza la premura del chiasso e del buio che incontrerà nel suo viaggio.

Fugge.

Spaesato e smarrito, ma felice dall’infinito che ha di fronte.

Va sempre più lontano e sempre più in alto.

Mosso da un vento che blatera libertà mentre in silenzio sceglie la direzione

Intimidito da uno spazio che ricorda allegrie stanche e nostalgiche di lapsus cercati.

Volteggia,

trasvola,

svolazza..

e meravigliosamente ha già raggiunto il quinto piano di questo condominio.

Lo vedo passare, abbastanza lentamente.

Mi lancio ad afferrarlo prima che la sua nobile narcosi incontri le gocce di pioggia e le bufere di odio che il cielo riserva.

Vorrei, perlomeno, poterlo agguantare all’ultimo centimetro della sua corda per fermarlo..

Ma come una buona storia da metafora che si rispetti, ci sono le solite stupide cose in mezzo ai piedi che mi separano dal provarci….che me lo fanno mancare di un nulla.

Niente da fare.

Ha già aumentato le distanze rispetto all’allungo del mio braccio.

Ha già preso distacco da terra.

Non mi rimane che ammirarlo danzare nel cielo, con la grazia del momento esatto che mi è stato vicinissimo, con la raccomandazione di un padre di non mollarlo e il capriccio di un bambino che vuole renderlo libero, con l’amore di sempre tra il destino delle stelle.

Buon viaggio!

"ecco qua
regala perle il vento
e ne regalo anch' io
la luna sul tuo volto
la luce sul mio nome
il sipario resta
io me ne vado via "




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7 febbraio 2009

torno ateo, arrivederci

Non ho la più pallida idea dell’origine di questo piccolo legnetto che faccio giocare tra le mie mani. Lei accarezza le gambe ai suoi demoni, e come neve scioglie e confonde i silenzi di un inverno che non può nascondersi.

Mi aiutano loro, che mi fanno risparmiare i miei pochi soldi e mi ubriacano con illusione temporanea. Mi vogliono far vedere altro loro. Di certo, non i suoi occhi, dove intanto, i miei sogni esplodono.

Mi sento spaesato, disperso e morente.

Vorrei frantumare ogni distanza, ogni resistenza, ogni ostilità ma non riesco nemmeno ad avere il tempo di iniziare. È finita. Niente progetti, niente ipotesi. Andata, stop, finito. Dimenticarci senza una ragione. Baciarti con la disinvoltura di sempre e intanto bagnarsi le labbra di lacrime consapevoli dell’impaccio del mai.

Come cerchi nell’acqua che non sanno nuotare.

L’affiorare di un istante che preferisci reprimere per capire l’essenza del tempo.

Le tue mani, il tuo corpo, le tue labbra… i tuoi sogni, i colori, gli occhi al cielo.

I gesti, la meraviglia di osservarti, la fretta nell’andare, i giochi a parti invertite.

Il sud, i viaggi, i silenzi, le stelle, gli abbracci, i baci bagnati da dolcezza, noi.

Le foto, i desideri, i bisogni di tornare, costruire, le tarantelle, la musica, il sonno.

I tramonti, i guasti, gli abbracci, la notte, la pioggia, i fiori, l’acqua, il mare, il vino.

Il cielo immenso e niente più sarebbe vero…i massive, i 13, le spiagge lontane e un altro bacio ancora.

Le mani, le albe, le luci lontante che brillano ancora per te, i nervi, le panchine, l’amore.

Non blatero.
Non biasimo.
Non tentenno.
Non piango.
Non odio.
Non disprezzo.

Da stasera però, mi sa che non sogno neanche.

Vai, tanto non è l’amore che va via….

Vai, la fretta di sfogare ricordi fortificherà un domani di nuovi propositi.

Vai, in fondo bisogna scegliere tra la noia e il dolore. T

Vai, ma sorridimi ancora, per favore.

Vai,  anche questa è una giornata senza pretese.

Vai...




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(potrai dividere il mio corpo in parti uguali)

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nelle luci di un'autostrada
tra i lampioni di ferrovia
di notte a bere senz'allegria
e i ricordi son come monete
persi al gioco della memoria
ricordi consumati
e poi fuggiti via
e questa allegria
cosi' stanca di perdersi fra un attimo
e tornare chissa' quando
mentre fuori i grilli saltano nell'acqua
e la nostalgia si spegne
nella pioggia
Le gocce d'acqua sul parabrezza
stanno brillando come diamanti
ne portero' uno anche a lei
e chissa' se lei ricorda
i profumi della motte
quando alla finestra
sognava d'esser grande
e il cuore le batteva
come un pulcino
tra le mani
E anche stanotte
e' scomparsa
qualche vicino si svegliera'
il mio cane abbaia sempre un po'
sentendo il camion arrivar"


"Si corrre verso l'amore come gli scolari
scappano dai libri. Ma andare via 
dall'amore è come tornare a scuola!"

"esiste una sconfitta
pari al venire corroso,
che non ho scelto io
ma e' dell'epoca in cui vivo"

            il paese + bello del mondo           





Molte canzoni possono accompagnare
la nostra vita ma sono poche quelle che
obbligano ad accendersi una sigaretta,
a tirarla a lungo,
come a soffocare un taglio con un'altra lama,
e riempire così un vuoto nel petto...!

La lunga carriera concertistica…. (senza avere mai avuto uno straccio di patente fino ad Agosto 2007)

Zulù

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Marlene Kun.
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Roma
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Roma
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Roma
Roma
Roma
Roma
Roma
Roma
Londra
Londra
Londra
Londra
Londra
Londra
Londra
Londra
Londra
Londra
Londra
Londra
Londra
Londra
Londra


Quello che non fai, domani non è fatto e il domani non viene mai


Io mi cucirò neri calzoni
del velluto della mia voce.
E una gialla blusa di tre tese di tramonto.
Per il Nevskij del mondo, per le sue strisce levigate
andrò girellando col passo di Don Giovanni e di bellimbusto.
Gridi pure la terra rammollita nella quiete:
"Tu vieni a violentare le verdi primavere!"
Sfiderò il sole con un sogghigno arrogante:
"Sul liscio asfalto mi piace biascicar le parole!"
Sarà forse perché il cielo è azzurro
e la terra mia amante in questa nettezza festiva,
che io vi dono dei versi allegri come ninnoli,
aguzzi e necessari come stuzzicadenti.
Donne che amate la mia carne e tu, ragazza
che mi guardi come un fratello,
coprite me, poeta, di sorrisi:
li cucirò come fiori sulla mia blusa di bellimbusto.

Vladimir Majakovskij 


 "e' anke più difficile odiare una
persona ke hai amato piuttosto ke rendersi conto di non amarla più, perchè
cominci a kiederti ki 6 tu o ki era lui qnd te ne 6 innamorata, se ti ha
preso sempre in giro solo per stare con te, insomma tante domande dalla
quale ti rendi conto ke sei stato proprio cieco e hai perso un anno della tua
vita senza ke niente di bello sia rimasto...non è peggio???"

Nanominu

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